Sono circa 3000 gli anni di storia di Volterra, che attraverso i primi insediamenti italici giungeva allo splendore Etrusco del V sec. a.C., poi al dominio Romano ed infine al passaggio di storia medievale. Le successive influenze rinascimentali fiorentine e pisane la conducevano sino ai nostri giorni.

Sulla misteriosa Città Etrusca, un Volterrano detto Libeccio (vento di tempesta) – prefetto di Volterra nella prima metà degli anni ’50 – scriveva della sua città:

“… per conoscerla occorre soggiornarvi, riposarvisi, gustarla dopo il riposo, a mente fresca e a sensi aperti. Essa ha un suo panorama speciale, un suo speciale sapore, un suo colore speciale, un suo speciale silenzio. Unica nel suo genere, in nessuna parte d’Italia esiste un lembo di terra che non dico assomigli, ma nemmeno è analogo a questa nostra Volterra. Città nata per farsi amare e ogni amore, tutti lo sanno, implica un suo inevitabile e certo ritorno di fiamma, chi l’ha vista (anche) per una volta dovrà, e in particolar modo sotto l’influenza di stati d’animo specifici, subirne la nostalgia e sentirne il richiamo. Non che ciò sia dovuto ad una sorta di incantagione o di fascino fataloide ma tant’è – è così – chi è stato sul Poggio, novantanove su cento, un giorno o l’altro vi torna”.

Ed il Palazzo Pretorio sede dei Podestà e dei Capitani della città – che dunque ospitò anche ‘Libeccio’ – è la struttura da cui prende il nome il luogo dove state ristorando. La Torre del Porcellino sedente nella Piazza dei Priori (già Piazza Maggiore) ed antistante il Domus Communis (oggi Palazzo dei Priori), costituisce il fabbricato più antico di Volterra, nonché il cuore di questa città; così come lo stesso Palazzo comunale dei Priori (1208 – 1257 d. C.) rappresenta la testimonianza più antica nel suo genere di tutta la Toscana (il Palazzo dei Priori a differenza di come molti nel fiorentino sostengono fu preso come modello per la costruzione di Palazzo Vecchio a Firenze).

Il Palazzo Pretorio - costruito interamente in pietra locale, e caratterizzato dalla figura in basso-rilievo denominata ‘porcellino’ per l’effettiva somiglianza con l’animale - fu sede dei Podestà fin dall’anno 1193, poi destinata ad uso di carcere (da cui il nome della adiacente Via delle Prigioni), ed i rimanenti vani destinati a magazzini pubblici di Sali e grani. La storia racconta inoltre della presenza, all’interno della loggia del Palazzo, di un magnifico affresco che magistralmente effigiava la Giustizia e che accresceva decoro e maestà al già severo carattere dell’intero edificio. La paternità di detto affresco veniva attribuita al pittore Volterrano Daniello Ricciarelli (suo malgrado famoso per aver coperto con vestimenti le nudità dell'affresco del Giudizio Universale nella Cappella Sistina, nel 1565, per delibera del Concilio di Trento; questo gli valse l'epiteto di "Braghettone"). Le opere dell’artista, oltre che al museo Diocesano di Volterra, risultano esposte al Louvre di Parigi, agli Uffizi di Firenze, al Prado di Madrid ed in diversi centri a Roma.

 

La storia e l’arte e la bellezza si fondono in questa nostra splendida città, ma soltanto chi è disposto a scoprire l’anima… scopre una Terra che Vola.